
A Manduria, Il 23 aprile scorso un 65 enne affetto da disabilità mentale è deceduto a causa delle violenze subite nel tempo ad opera di una banda di ragazzi.
Nel ragusano, l’8 giugno è stata arrestata la madre di una tredicenne, che la faceva prostituire in cambio di soldi e altre utilità; con la donna sono stati fermati anche quattro uomini, “clienti” della ragazza.
Cosa hanno in comune questi due fatti apparentemente distanti fra loro? Semplice : “tutti sapevano” ciò che da tempo accadeva e nessuno ha denunciato.
Tralasciando gli aspetti processuali – di cui si occupa la magistratura – appaiono evidenti le condotte di disimpegno morale di chi “sapeva” e come questi episodi vengano favoriti dalla assenza del concetto di “comunità”, intesa come un insieme di gente che si preoccupa di agire di fronte ad un evento illecito che si verifica nei luoghi dove abitualmente dimorano.
Si guarda avanti senza voltarsi, affidandoci all’anonimato eautoassolvendoci pensando che ci sarà comunque “qualcun altro” a farsi carico per quello che sta accadendo, ma senza tener conto che un giorno potrebbe capitare a noi di ritrovarci nostro malgrado nel ruolo di vittime.
Ci sarà qualcuno che proverà pena?
Tullio Segato