Qualche giorno fa è stata imposta alla nostra attenzione dal sistema della comunicazione, la vicenda di una diciassettenne olandese, ai piú sinora sconosciuta, che ha deciso di abbandonare la propria vita poiché sofferente a causa di vicende personali, culminate in un disturbo alimentare che l’aveva consumata.
Al di là della vicenda in sé, si è venuto ad assistere ancora una volta alla spettacolarizzazione di una morte che, da “fatto privato” quale dovrebbe essere, è trasformata in “fatto pubblico”.
Tenuto conto della umana pietà che ogni perdita merita, impressiona l’assenza di pudore che il circo mediatico quotidianamente rivela nel raccontare fatti analoghi – quasi sempre con oggetto dei minori – utilizzando il sistema per aumentare il fardello delle nostre insicurezze di consumatori globali.
Tullio Segato